di: Danilo D’Angelo

Nulla è distaccato dal resto, tutto è collegato. Viviamo in un universo olistico, interconnessi da reti invisibili e qualunque azione produce un effetto. La scuola non è avulsa dalla società, non è un periodo della nostra esistenza che trascorriamo in un mondo parallelo, ovattato alla fine del quale veniamo catapultati nella vita di tutti i giorni.

La scuola è il luogo in cui l’individuo si forma, uno spazio più mentale che fisico dove il nostro essere si genera. Nel ventre materno cresciamo fisicamente e mentalmente. Venire alla luce significa illuminarsi, aprirsi, dispiegarsi. La nostra nascita è il nostro personale big bang. Da quel momento in poi ci schiudiamo al mondo e il nostro essere si irradia in tutte le direzioni tessendo una rete di interconnessioni con il resto del mondo e in questo siamo agevolati dall’aiuto dei nostri genitori e dei nostri insegnanti.

Il nostro percorso scolastico è il nostro cammino formativo in quanto individui e cittadini. A scuola impariamo ad essere parte di una comunità inizialmente piccola – noi, il compagno di banco, gli altri scolari, l’insegnante – e poi via via sempre più ampia, fino a includere il mondo intero. Ecco, la nostra famiglia e gli insegnanti ci aiutano a includere, non a classificare e dividere. La cultura, il sapere ci servono per comprendere – che significa fare proprio ciò che è altro da noi – e lo stimolo che ci permette di intraprendere questo cammino è la curiosità, la voglia di sapere, di conoscere, di imparare. Un desiderio irrefrenabile e naturale che ha ogni essere che viene al mondo e che impariamo a usare grazie all’esperienza dei nostri maestri che ci insegnano a essere critici – che vuol dire analizzare, valutare – a mettere in dubbio le verità precostituite, per scoprire che magari sono vere o forse no, che ancora molto c’è da capire, riguardo un determinato argomento e che noi possiamo dare il nostro contributo per accrescere il sapere dell’umanità, che è il nostro sapere e che sarà il sapere di chi ci seguirà.

La scuola italiana prima di tutto si occupa della formazione del corpo docente, attore principale della nostra evoluzione culturale e quindi sociale.

Finita la scuola primaria obbligatoria – dove le famiglie non pagano nulla per l’istruzione dei propri figli, nemmeno i testi scolastici – arrivati al momento in cui si sceglie se proseguire negli studi o imparare un mestiere, tra le varie possibilità offerte in quest’ultimo percorso c’è la scuola magistrale primaria, dove ci si prepara come educatori per gli asili o per le scuole primarie.

Per poter insegnare, invece, nelle scuole secondarie si prosegue negli studi fino al conseguimento del diploma magistrale secondario e del successivo diploma di laurea.

Nelle nostre scuole magistrali i nostri insegnanti apprendono a relazionarsi con gli studenti di tutte le età, imparando a capire il modo in cui ragiona una mente infantile o adolescente, così da poter instaurare una vera e propria interconnessione, uno scambio in cui entrambe le parti apprendono l’uno dall’altro.

Una volta diplomatisi gli insegnanti sono costantemente informati sulle nuove metodologie d’apprendimento e d’insegnamento attraverso corsi d’aggiornamento obbligatori gratuiti, in modo da poter essere un punto di riferimento sempre più affidabile per i propri studenti.

Quando gli scolari conseguono il diploma di scuola primaria obbligatoria, per scelte personali e familiari o per comprovata scarsa attitudine allo studio, possono scegliere se abbandonare la scuola ed entrare direttamente nel mondo del lavoro come apprendisti, oppure frequentare l’istituto tecnico, dove ricevono le nozioni di base sul funzionamento del mondo del lavoro e scelgono in quale settore dell’artigianato specializzarsi.

La scuola è una casa accogliente, un luogo di cultura che non chiude mai, che si apre alla società e interagisce con essa. Le diverse attività e iniziative culturali hanno nella scuola la loro sede naturale e gli studenti ne sono parte attiva e integrante, collaborando nella programmazione e realizzazione dei vari avvenimenti.

Cultura è anche imparare a relazionarsi con gli altri, a capire le loro esigenze e che non siamo tutti uguali. Cultura è fare esperienza del mondo della quotidianità, sapersela cavare da soli nelle varie attività giornaliere che, in quanto parte di una comunità, vanno suddivise tra i suoi membri. Questo è quello che insegna la nostra scuola.

Certo questo non è un punto di arrivo; tutto nell’universo si evolve, non c’è nulla di stabile e fisso. Anche la nostra società è in costante evoluzione e il mondo scolastico non sfugge a questa condizione. Tutto è perfettibile e ci stiamo impegnando a essere vigili, a non dormire sugli allori degli obiettivi raggiunti. Ma lasciateci confortare da quello che noi italiani siamo riusciti a costruire dalle ceneri della cosiddetta “Buona Scuola”.

L’obiettivo di quella scuola era preparare i nostri figli a diventare parte del sistema lavorativo, a essere dei buoni dipendenti che si conformassero alle esigenze del mercato che, sostanzialmente, erano quelle di avere individui disposti a tutto pur di trovare un impiego, anche a condizioni salariali e contrattuali medioevali. A questo gli studenti erano preparati grazie alla famigerata “alternanza scuola lavoro” che, col pretesto di formare i nostri giovani alla loro futura attività lavorativa, in realtà li abituava all’idea di lavorare gratuitamente, per cui, una volta usciti dalla scuola, avrebbero dovuto sentirsi fortunati primo ad avere un lavoro e secondo a una paga infima. Per non parlare della perdita di tempo per loro e per chi si ritrovava per una settimana un branco di adolescenti tra i piedi, più un impiccio che altro. Liceali, che non avevano la minima idea di cosa ci facessero in una fabbrica di scarpe, per esempio.

La scuola era intesa come una qualunque attività produttiva che doveva rendere. Per questo era stato permesso alle industrie di penetrare nel sistema scolastico attraverso il conferimento di fondi ai singoli istituti, che ormai erano lasciati in mano ai Dirigenti scolastici (non più Presidi) bisognosi dei fondi che ormai lo Stato elargiva con il contagocce. Fondi che portavano alle aziende un beneficio fiscale e che, al tempo stesso, gli permetteva di poter avere voce in capitolo, dettando le linee guida di un’istruzione mirata alla creazione del futuro buon dipendente. A questo servivano gli “Open day”, a far pubblicità alla scuola per attirare i clienti, cioè le famiglie.

Si valutavano gli studenti con metodologie della logica di produzione, tramite strumenti valutativi standardizzati (INVALSI), come si usa fare nell’industria dove tutto deve essere omologato ed uniformato, senza tener conto delle singolarità dell’individuo. I nostri figli erano considerati alla stregua di un qualunque prodotto che doveva somigliare il più possibile al lavoratore ideale di cui le multinazionali avevano bisogno, non venivano considerati in quanto persone.

Ricordate le ingerenze delle associazioni private che dettavano le regole al governo su come modificare il mondo scolastico italiano? Vi ricordate, per esempio, del caso TREELLLE? No? Allora lasciate che vi rinfreschi la memoria.

TREELLLE, associazione, come scrivevano sul sito, per il “Life Long Learning”, fondata da Umberto Agnelli, presieduta da Attilio Oliva (ex presidente della Confindustria) e uomo della Moratti (ex Ministro della Pubblica Istruzione di un governo di centro-destra). Associazione (rigorosamente no-profit) che, nella sua presentazione, si definiva “…un vero e proprio “think tank” che…offre un servizio all’opinione pubblica, alle forze sociali, alle istituzioni educative e ai decisori pubblici, a livello nazionale e locale”, di cui facevano parte altri ex ministri come Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro, così come altri politici tipo Giuseppe Valditara (Futuro e Libertà), Domenico Fisichella (cofondatore di Alleanza Nazionale) o Enzo Carra (UDC). Oppure persone legate al mondo cattolico come Maria Grazia Colombo ex presidente dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche e membro del Consiglio Nazionale Scuola Cattolica, a stretto contatto con la CEI, Monsignor Vincenzo Zani, arcivescovo di Volturno, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della CEI, nonché sottosegretario della pontificia Congregazione per l’Educazione Cattolica. A questi si aggiungevano vari nomi di industriali e finanzieri come Gina Nieri (manager di Mediaset), Fedele Confalonieri, Luigi Maramotti (Presidente di Max Mara), Pietro Marzotto, Guido Barilla, Luigi Abete (Presidente Banca Nazionale del Lavoro), Domenico Siniscalco (Vicepresidente Morgan Stanley), la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, quella di Roma e di Reggio Emilia. Associazione che aveva al suo interno anche firme prestigiose dei mezzi di comunicazione, come Marcello Sorgi (ex direttore del TG1 e della Stampa), Carlo Rossella (ex direttore TG5), Giuliano Ferrara (ex direttore del Foglio), Sergio Romano (Corriere della Sera), Ezio Mauro (ex direttore di Repubblica), Guido Anselmi (presidente ANSA) e molti altri.

Questa associazione era stata consultata da Matteo Renzi per approntare la riforma della “Buona Scuola” e, in una memoria per le commissioni di Camera e Senato, il 10 aprile 2015, la TREELLLE si era permessa di bacchettare il Ministro Giannini, rimproverandola di non aver fatto tutto ciò che l’associazione si aspettava.

Questa era la scuola dove mandavamo i nostri figli e figlie a studiare. Una scuola dove la cultura era sostituita dalla nozionistica, dove l’uniformità prevaleva sull’unicità dell’individuo, dove la logica del mercato la faceva da padrone e la merce erano i nostri giovani. Dove tutto si insegnava tranne che a ragionare, a diventare esseri pensanti, critici e curiosi verso il mondo che si apriva davanti a loro.

Per fortuna questa scuola ora non c’è più e le nuove generazioni, con l’aiuto delle proprie famiglie e degli insegnanti, hanno oggi la capacità, oltre che la possibilità, di creare quel mondo nuovo a cui tutti abbiamo sempre auspicato, ma che fino ad oggi le logiche dei poteri forti ci hanno sempre negato. Anche e soprattutto attraverso la manipolazione delle menti dei nostri figli.

fonte:http://www.boscoceduo.it/Questabuona.htm

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