da: Durodisicilia

Riportiamo, prima di affrontare questa importante questione, un gruppo Facebook Italiano che tratta l’argomento: https://www.facebook.com/groups/cetanograzie/about/


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Molti già sanno, ormai avremo il libero scambio tra UE e Canada: il CETA. Varie sono le implicazioni di questo accordo, ma per noi cerealicoltori è principalmente uno: si potranno importare dal Canada cereali a dazio zero senza più alcun vincolo.

Per la verità negli ultimi anni questi dazi non sono mai stati attivati in quanto è mancata la volontà politica da parte della Commissione Europea, tuttavia essi erano potenzialmente utilizzabili e ciò secondo me impediva un accordo strutturale (potremmo dire di filiera) tra la nostra agroindustria e la produzione cerealicola canadese, visto che in qualsiasi momento i dazi sarebbero potuti intervenire a sparigliare le carte.

Perchè importare cereali dal Canada? Per la maggiore qualità dicono gli agroindustriali, per ridurre i costi della materia prima, aumentando ulteriormente senza barriere commerciali la concorrenza tra noi produttori nostrani ed i canadesi, secondo me (e non solo secondo me, visto che alcune associazioni di consumatori come l’ADUC sono pro-Ceta e riportano tra le ragioni a favore una riduzione dei costi).

Così Coldiretti ha perfettamente ragione quando afferma che si tratta di un regalo alla lobby degli industriali. Un regalo peraltro a senso unico, senza alcun ritorno anche potenziale per la nostra cerealicoltura.

Il fronte del No al Ceta è comunque ben nutrito e variegato con Coldiretti in testa, alleata a  Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch.

Politicamente M5S, FdL, Sinistre varie, Lega ed altri sono contrari, a favore PD e Forza Italia. Si dovrebbe votare il 25 luglio in Parlamento per la ratifica finale che ci sarà comunque perché l’Italia è troppo debole per potersi opporre ad un accordo di portata Europea.

Menzione speciale comunque per Giovanni La Via, Europarlamentare siciliano, considerato paladino degli agricoltori siculi, il quale si è espresso pubblicamente a favore dell’accordo di libero scambio con il Canada (qui), eppure qualche anno prima era stato eletto proprio per le sue posizioni nettamente contrarie ad un accordo simile con il Marocco….forse nel suo collegio elettorale si producono più arance che grano duro.

Chiudiamo con Martina, il Ministro dell’Agricoltura:

“Penso che dobbiamo guardare all’accordo commerciale con il Canada come ad un punto di partenza, come un’opportunità”

Condivido, senz’altro una opportunità per l’agricoltura canadese e l’agro-industria che opera in Italia, per il resto, cioè per noi agricoltori locali, se va bene cambia poco, se va male ci lasceranno produrre qualche tonnellata di grano antico (giusto per far finta che esiste una agricoltura virtuosa in Italia) ed il grosso della materia prima che arrivi pure da Oltreoceano.

La politica agricola in Italia ha una grande colpa secondo me, ha alimentato in questi ultimi venti anni per vari motivi un sistema produttivo agricolo nazionale poco competitivo da un lato e dall’altro ha aperto i mercati a concorrenti ipercompetitivi esteri…se fosse una gara sportiva non si accetterebbero puntate sul vincitore finale.

Di seguito alcuni link utili per approfondire

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Accordo-Ceta-svende-made-in-Italy-migliaia-a-Montecitorio-16c27024-b7f0-47a2-a4d6-d1374cb21259.html

http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2017/07/05/accordo-ceta-svende-made-in-italy-migliaia-a-montecitorio_1acc1b44-4444-4aaf-968c-1b3627902085.html

http://parma.repubblica.it/cronaca/2017/07/05/news/ceta_coldiretti_in_piazza_no_a_prosciutto_e_parmigiano_prodotti_all_estero-170015634/

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