Mi chiamo Laura Brugnoli, mio figlio è diventato asmatico grave e anafilattico in seguito alla prima dose di vaccino esavalente che ha ricevuto a 3 mesi di vita. Cos’è un anafilattico? E’ un bambino che se entra in contatto con una quantità anche microscopica del cibo a cui è gravemente allergico (nel nostro caso latte e maiale, in altri uova, arachidi, crostacei…) va in shock anafilattico. E’ un bambino che non potrà mai avere un’esistenza normale, andare a mangiare una pizza, un gelato, prendere un aereo, fare una gita scolastica. E’ un bambino che rischia la sua vita per aver addentato un boccone di cibo sbagliato. Basta una contaminazione – un bicchiere lavato male, una traccia di cibo residua – per condurlo in fin di vita. E’ un bambino che per sempre ingrasserà l’industria farmaceutica poiché vive in simbiosi con il suo autoiniettore di adrenalina che ogni pochi mesi va riacquistato e costa molto caro. L’adrenalina viene definita farmaco salvavita, ma i medici ammettono in modo concorde che lo shock anafilattico è la più grave evenienza medica d’urgenza e che il suo decorso non è in alcun modo e con alcun farmaco controllabile al 100%. Non esiste attualmente alcuna terapia accreditata. In 11 anni abbiamo già 26 accessi al pronto soccorso con codice dal giallo al rosso. Lo shock anafilattico ti porta via un figlio che hai cresciuto con amore in una manciata di minuti. La mia famiglia è stata devastata da questa situazione, niente è più stato uguale, ogni piccolo gesto è diventata una conquista e un’impresa, la speranza è morta a colpi di ricoveri.

Pensavamo di essere unici al mondo. Poi abbiamo iscritto nostro figlio alle elementari (con un iter spaventoso per poter tenere a scuola l’adrenalina) e in classe sua c’era una bambina anafilattica. Abbiamo scoperto pian piano di essere tantissimi.
Pensavamo di essere degli errori della natura. Poi abbiamo iniziato a documentarci e abbiamo scoperto che la natura non c’entrava proprio nulla.

Vi preghiamo di diffondere perchè è ora che la verità venga a galla non solo per patologie come l’autismo. E noi abbiamo il diritto e il dovere di chiederla a gran voce.

(nell’immagine autoniettori di adrenalina in una scuola USA)

L’EPIDEMIA DELL’ANAFILASSI AL CIBO

Il numero dei bambini che sviluppano già dai primi anni di vita allergie gravi – fino all’anafilassi – verso le proteine del cibo è un dato speventoso. Negli USA si stima che il 13% dei bambini sotto i 12 anni sia gravemente allergico a qualche cibo o anafilattico.

Prima del 1900 le reazioni anafilattiche al cibo erano una rarità assoluta nel panorama mondiale. Attualmente solo negli USA sono censiti quasi 1.500.000 bambini allergici alle arachidi (e moltissimi altri allergici ad altre proteine come uovo, latte…).

Nei primi anni 90 decine di migliaia di bambini con gravi allergie alimentari sono arrivati in massa negli asili di nazioni come Canada, Regno Unito, Australia e USA. Questo fenomeno è accaduto in modo simultaneo in diversi paesi del mondo e si è intensificato in modo esponenziale attraverso gli anni tanto da destare allarme nel personale scolastico che prima non aveva mai assistito a nulla di simile.

In Australia i ricoveri di bambini di età inferiore a 5 anni per gravi reazioni anafilattiche aumentarono del 400% tra il 1993 e il 2004. Molti allergologi hanno definito la situazione un’epidemia (R. J. Mullins, “Pediatric food allergy trends in a community-based specialist allergy practice, 1995–2006,” Medical Journal of Australia 186, no. 12 (2007): 618–621. ).

Negli Usa il ricorso ai servizi ospedalieri per gravi reazioni anafilattiche al cibo in bambini è passato da 2.615 casi nel 1998 a 9.537 nel 2006. L’allergologo Scott Sicherer ha definito la situazione allarmante: nell’arco di vent’anni il numero dei bambini che soffrono di anafilassi alla arachidi è passato da poco più di zero a più di 2 milioni di casi documentati (R.S. Gupta, et al, “Understanding the prevalence of childhood food allergy in the United States” Pediatrics (July, 2011). This study indicates that in 2010 there were 2% – 2.8% or 1.5 to 2 million peanut allergic children in the US which is a significant increase from a 2008 study (Sicherer) in which 1.4% children were found to be peanut allergic. ).

Quale fattore ha potuto causare una così spaventosa impennata di casi di questo speciale tipo di allergia chiamata anafilassi – che mette a rischio in modo costante la vita di milioni di bambini – contemporaneamente in diversi Paesi nello stesso arco di tempo?

Il premio Nobel per la Medicina Chares Richet dimostrò più di 100 anni fa che iniettare una proteina in un animale o in un essere umano causa una sensibilizzazione dell’organismo verso quella proteina.
Una successiva esposizione a quella stessa proteina per via orale può determinare lo stabilirsi di una reazione di anafilassi permanente da parte dell’organismo verso la proteina in questione. Fu proprio Richet a coniare il termine anafilassi.
Da allora questa verità scientifica è stata dimostrata più e più volte con centinaia di studi pubblicati e mai smentiti.

Nel 2011 l’Istituto di Medicina (IOM) ha confermato ufficialmente – nel suo report sugli effetti collaterali dei vaccini – che le proteine contenute nei vaccini possono dare origine ad allergie alimentari.

Gli allergeni contenuti nei vaccini non sono indicati al 100% ed è stato riconosciuto che i vaccini così come attualmente formulati contengono una quantità sufficiente di allergeni per scatenare anafilassi nei soggetti predisposti.
Il dito è puntato anche contro gli adiuvanti.

Intorno alla metà degli anni 60 l’olio di arachidi fu introdotto nella composizione dei vaccini come adiuvante: avrebbe aumentato l’efficacia dei vaccini prolungando la stimolazione del sistema immunutario in base alla credenza che più forte è la reazione del sistema immunitario in sede di inoculazione del vaccino, più forte sarà l’immunità acquisita. Per il primo studio sulle conseguenze dell’uso di olio arachidi come adiuvante nei vaccini bisognerà attendere il 1973. Quali furono le conseguenze immediate dello studio? Una legge che rendeva ai produttori di vaccini non più obbligatorio rendere pubblica la composizione completa ed esatta del vaccino. La formula generale diventava sufficiente, così da consentire alle case farmaceutiche di proseguire l’uso degli adiuvanti anche se gli studi ne avevano rivelata la pericolosità.

Anche se l’allergia alle arachidi si era già ampiamente diffusa negli anni 80, cosa accadde che creò la spaventosa impennata di casi che non si è mai più fermata dagli anni 90 in poi?
Dagli anni 80 agli anni 90 i vaccini obbligatori-consigliati negli USA nella primissima infanzia duplicarono:

1980 – 20 dosi vaccinali
1995 – 40 dosi vaccinali
2011 – 68 dosi vaccinali

L’evidenza di un nesso causale fu sottolineata da tantissimi ricercatori. Ma nessuno studio fu finanziato per indagare quello che a tutti appariva ovvio. Non solo per necessità di proteggere le case farmaceutiche, ma anche perchè uno studio simile avrebbe richiesto l’esistenza di un gruppo di controllo di bambini non vaccinati.
Per sviare l’attenzione da un fenomeno su cui era ormai divenuto impossibile tacere, furono finanziati da parte delle case farmaceutiche studi per approfondire le cause genetiche dell’allergia alle arachidi e sviare l’attenzione dalle cause reali alla base dell’epidemia.

Quali altri adiuvanti vengono usati nei vaccini? Caseina, ovoalbumina, soia, gelatina…ma anche alcuni ingredienti sintetici dei vaccini come il polisorbato 80 e il sorbitolo derivano da iniziali fonti alimentari (cocco, grano, mais…). Alcuni non sono indicati nei bugiardini.
Un altro adiuvante presente in molti vaccini è l’alluminio. L’alluminio è noto per aumentare l’immunogeneticità (la reazione del sistema immunitario) verso le proteine del cibo. Quando numerose proteine e adiuvanti sono iniettati al medesimo tempo – cosa che accade puntualmente con le vaccinazioni multiple, esavalente, pentavalente…. e con i richiami – le probabilità di sensibilizzazione aumentano in modo esponenziale.

Molti ricercatori in questi anni hanno fatto appello alla rimozione delle proteine alimentari nei vaccini, alla rivalutazione del ruolo degli adiuvanti – come i sali di alluminio – nei vaccini, all’inserimento nei bugiardini di avvisi sui potenziali rischi di anafilassi, al termine della pratica di inoculare vaccini multipli.

Nessuna di queste voci è stata ascoltata.
Nel frattempo, infatti, l’industria dell’adrenalina portatile (le Epipen salvavita) pare abbia acquistato una rilevanza enorme per le case farmaceutiche. Ogni bambino anafilattico deve necessariamente vivere con l’adrenalina sempre in tasca. L’adrenalina ha una scadenza breve e va riacquistata molto spesso.


Per chi volesse approfondire:

http://www.peanutallergyepidemic.com/book.html

Ending the Peanut Allergy Epidemic


http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0125314
http://info.cmsri.org/the-driven-researcher-blog/allergens-in-vaccines-are-causing-life-threatening-food-allergies

Vaccines and the Peanut Allergy Epidemic


LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Per favore, inserisci qui il tuo nome