di: Alessandra Addari - Biologicatv.it
intervista al Dr. Antonio Macciò

 

La medicina si interroga sul rapporto tra malattia e spiritualità. In un convegno tenutosi a Cagliari per volontà di Antonio Macciò, direttore del reparto di ginecologia oncologica dell’ospedale Businco del capoluogo, medici e  rappresentanti delle diverse religioni hanno cercato di capire quanto sia importante avere un credo interiore per reagire ad una grave patologia come quella tumorale.

Secondo dottor Macciò il medico deve essere utile al malato non alla medicina. Un conto infatti è allungare la vita e un conto è dare benessere. Per definire il quale si valutano quattro parametri: benessere fisico, benessere sociale, benessere psichico e rigorosamente benessere spirituale. Il malato sta bene quando questi quattro fattori si incontrano e compito del medico è aiutarlo a trovare un loro  equilibrio.

Un punto di incontro, in sostanza,  tra scienza medica e pensiero religioso. Come spiega bene Antonio Macciò l’esigenza di seguire gli standard terapeutici imposti dai parametri ufficiali non deve far dimenticare che un paziente è prima di tutto una persona che ha un suo vissuto e che ha bisogno di dare un senso a quello che gli accade .

“Ad un certo punto il malato ha bisogno di trovare la forza interiore per affrontare la malattia e per questo la meditazione può essere di grande aiuto”: Così spiega Carlo Zendo Tetsugen, buddista perché, secondo il Missionario Zen,  la dimensione spirituale non può più essere trascurata.

Rimettere al centro l’uomo anche nei luoghi di cura è la sintesi anche di Antonio Mura, rettore del Seminario sardo. In sostanza  la stessa conclusione a cui sono giunti i medici di fronte ad un amara constatazione: mantenere in vita una persona non può essere l’unico obiettivo della scienza, perché la  vita è anche famiglia, socialità, spiritualità.

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