Intervista esclusiva al Prof. Corrado Penna

Sappiamo che da anni lei è impegnato nel campo della “vera informazione” e che molte sono le sue pubblicazioni nell’ambito della salute e sull’influenza che l’economica delle grandi multinazionali ha sugli Stati. Vorremmo porle una domanda, in quanto è anche un insegnate e da tempo si sta interessando all’argomento delle vaccinazioni che anche i suoi giovani studenti dovranno affrontare. Si è molto dibattuto sulla costituzionalità o sulla bontà di questa legge ed in queste ultime settimane, il Ministero della Salute ha emanato due circolari per l’attuazione dell’obbligo vaccinale. Cosa ne pensa?

C.P. Certo, cominciamo pure: Nella circolare attuativa della nuova legge sull’obbligo vaccinale, ovvero nella Circolare recante prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” (Gazzetta ufficiale n. 130 del 7-6-2017)[1] si legge a pagina 15

Le buone pratiche vaccinali prevedono che i genitori/tutori/affidatari siano informati sui benefici e sui rischi della vaccinazione e che, alla fine di questo colloquio, venga consegnato un modulo in cui si attesta che è stato eseguito questo passaggio. Questo modello informativo, in presenza di una vaccinazione raccomandata, ha assunto una valenza di consenso informato, ovvero di scelta consapevole a una vaccinazione raccomandata. Alla luce del decreto legge in epigrafe, si precisa che il modulo di consenso informato dovrebbe essere limitato alle sole vaccinazioni raccomandate; per le vaccinazioni obbligatorie verrà consegnato esclusivamente un modulo informativo.

Tradotto in parole povere ci troveremmo di fronte ad una circolare che pretenderebbe di scavalcare norme e prassi a tal punto consolidate da essere incorporate nel codice di deontologia dei medici: laddove una volta prima di una qualsiasi vaccinazione doveva essere espresso per iscritto un “consenso informato” (firmato dal soggetto stesso maggiorenne, o dai genitori/tutori/affidatari del soggetto minorenne o giuridicamente incapace) adesso la nuova circolare vorrebbe disporre che ciò avvenga solo per le vaccinazioni raccomandate ma non obbligatorie. Ricordiamo che le circolari non costituiscono fonte del diritto (né di primo né di secondo né di terzo livello), non sono vincolanti né per i cittadini, né per i giudici. Esse sono solo atti interni che un ufficio o ente pubblico dirama ai dipendenti emesse per chiarire meglio come (dal punto di vista operativo) occorre svolgere i compiti in osservanza ad una legge o ad una sentenza della Corte Costituzionale o delle Sezioni Unite della Cassazione. In sostanza le circolari servono a chiarire meglio come, in base alle norme vigenti, un dipendente deve comportarsi nella pratica lavorativa. Se una circolare risulta difforme dalla legge il cittadino può rivolgersi al giudice, il quale è tenuto a fare rispettare la legge (disapplicando la circolare e ordinando all’ente di operare in maniera conforme alla legge)[2]. Che questo sia il quadro normativo entro il quale ci si debba muovere lo conferma una recente sentenza (Cassazione civile sez. V, sent. 10 marzo 2017, n. 6185[3]) nella quale si legge

Ciò posto, è evidente l’errore in cui è incorsa la Commissione Tributaria Regionale, la quale, invece di chiedersi se le presunzioni insite nel rilievo delle differenze inventariali fossero state superate secondo la disciplina di legge, ne ha di fatto paralizzato l’operatività sulla base delle indicazioni di cui alla citata circolare dell’Agenzia dell’Entrate, inidonee, per quanto già detto, a influenzare il giudizio sulla legittimità dell’accertamento, una volta che questo sia stato compiuto

Prima di mostrare come tale modifica confligga in maniera pesante e sostanziale con lo stesso codice deontologico dei medici, ricordiamo che in italiano la parola consenso non è per niente ambigua e significa accordo tra due o più soggetti, eventualmente in seguito ad una mediazione: il consenso è una convergenza di opinioni o un accordo in seguito ad una mediazione, il consenso si ha quanto due o più parti si trovano alla fine d’accordo, il consenso non si può avere se un parte impone e obbliga l’altra parte, nel qual caso si parla piuttosto di imposizione. Il dizionario Treccani on line ci informa che la locuzione “consenso informato” [4] significa:

partecipazione consapevole del paziente alle decisioni sul trattamento terapeutico da seguire, realizzata attraverso una informazione esauriente sulle sue condizioni di salute e, soprattutto, in caso di gravi patologie, sui rischi connessi alla terapia da seguire.

Precisato questo passiamo ora ad analizzare il CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI[5] nel quale leggiamo a più riprese come la pratica medica debba essere fondata continuamente e costantemente sulla pratica di tale consenso informato. Leggiamo già all’inizio, nel cosiddetto GIURAMENTO PROFESSIONALE

giuro … di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;

L’articolo che precisa più in dettaglio tale obbligo nei confronti delle terapie somministrate, laddove sono possibili eventi avversi (ovvero rischi, come può succedere sia nel caso dei vaccini che di qualsiasi altro trattamento farmacologico) è il 14, laddove si legge:

Art. 14 Prevenzione e gestione di eventi avversi e sicurezza delle cure. Il medico opera al fine di garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e degli operatori coinvolti, promuovendo a tale scopo l’adeguamento dell’organizzazione delle attività e dei comportamenti professionali e contribuendo alla prevenzione e alla gestione del rischio clinico attraverso: l’adesione alle buone pratiche cliniche; l’attenzione al processo di informazione e di raccolta del consenso, nonché alla comunicazione di un evento indesiderato e delle sue cause

Importante è anche l’articolo 35, nel quale si precisa come sia doveroso acquisire in maniera documentata il consenso o dissenso informato:

Art. 35 Consenso e dissenso informato. L’acquisizione del consenso o del dissenso è un atto di specifica ed esclusiva competenza del medico, non delegabile. Il medico non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche e/o interventi terapeutici senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza di dissenso informato. Il medico acquisisce, in forma scritta e sottoscritta o con altre modalità di pari efficacia documentale, il consenso o il dissenso del paziente, nei casi previsti dall’ordinamento e dal Codice e in quelli prevedibilmente gravati da elevato rischio di mortalità o da esiti che incidano in modo rilevante sull’integrità psico-fisica. Il medico tiene in adeguata considerazione le opinioni espresse dal minore in tutti i processi decisionali che lo riguardano.

Per quanto riguarda i minori (i soggetti particolarmente interessati dalla norma in esame), l’articolo 37 precisa che la pratica del consenso o dissenso informato spetta ai genitori/tutori/affidatari con l’unica eccezione di “cure indispensabili e indifferibili” in relazioni alle “condizioni cliniche” del soggetto. Si parla qui di cure (i vaccini non sono strumenti di cura ma di prevenzione) indispensabili e indifferibili a causa di una situazione di emergenza (incidente, infezione acuta etc.) e quindi tale articolo mostra ancora una volta come secondo il codice deontologico i vaccini possono essere somministrati solo previa acquisizione di un consenso informato.

Art. 37 Consenso o dissenso del rappresentante legale. Il medico, in caso di paziente minore o incapace, acquisisce dal rappresentante legale il consenso o il dissenso informato alle procedure diagnostiche e/o agli interventi terapeutici. Il medico segnala all’Autorità competente l’opposizione da parte del minore informato e consapevole o di chi ne esercita la potestà genitoriale a un trattamento ritenuto necessario e, in relazione alle condizioni cliniche, procede comunque tempestivamente alle cure ritenute indispensabili e indifferibili.

Interessanti ai sensi della istituzione dell’anagrafe vaccinale sono anche quei passi secondo i quali ai medici è vietato collaborare alla costituzione gestione e utilizzo di banche dati relativi a persone assistite laddove non viene prima espresso da tali soggetti (o dai loro genitori/tutori/affidatari) un esplicito consenso informato. Vedi in particolare l’articolo 11 laddove si legge:

Il medico non collabora alla costituzione, alla gestione o all’utilizzo di banche di dati relativi a persone assistite in assenza di garanzie sulla preliminare acquisizione del loro consenso informato e sulla tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati stessi.

L’articolo 12 recita inoltre:

Art. 12 Trattamento dei dati sensibili. Il medico può trattare i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute della persona solo con il consenso informato della stessa o del suo rappresentante legale e nelle specifiche condizioni previste dall’ordinamento.

L’articolo 13 fornisce delle specifiche ulteriori che obbligano nello specifico a chiedere un consenso informato laddove si volesse vaccinare dei bambini di età superiore ai 36 mesi con un vaccino esavalente nella cui scheda tecnica sta scritto esplicitamente che è indicato “La sicurezza e l’efficacia di Infanrix hexa in bambini di età superiore a 36 mesi non sono state stabilite. Non sono disponibili dati”[6]. Leggiamo testualmente nell’art 13 del codice deontologico:

Il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio oppure per indicazioni o a dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata e i rischi sono proporzionati ai benefici attesi; in tali casi motiva l’attività, acquisisce il consenso informato scritto del paziente e valuta nel tempo gli effetti

In ultimo un cenno all’articolo 48, che afferma come le sperimentazioni mediche siano subordinate al consenso informato. Probabilmente è opinabile considerare l’istituzione dell’obbligo per 10 vaccini (invece che 4) una sperimentazione vera e propria, in quanto si tratta di vaccini già da tempo raccomandati, ma c’è il rischio che alcuni bambini, costretti dalla norma a “recuperare” i vaccini non somministrati, possano essere soggetti a troppe vaccinazioni in tempi troppo ravvicinati. Se questo si verificasse sarebbe possibile considerare tale procedura come una “sperimentazione umana”. Qui di seguito l’articolo in questione:

Art. 48 Sperimentazione umana Il medico attua sull’uomo le sperimentazioni sostenute da protocolli scientificamente fondati e ispirati al principio di salvaguardia della vita e dell’integrità psico-fisica e nel rispetto della dignità della persona. 12 La sperimentazione sull’uomo è subordinata al consenso informato scritto del soggetto reclutato e alla contestuale e idonea informazione del medico curante indicato dallo stesso. Il medico informa il soggetto reclutato in merito agli scopi, ai metodi, ai benefici prevedibili e ai rischi, fermo restando il diritto dello stesso di interrompere la sperimentazione in qualsiasi momento, garantendo in ogni caso la continuità assistenziale. Nel caso di minore o di persona incapace, la sperimentazione è ammessa solo per finalità preventive o terapeutiche relative alla condizione patologica in essere o alla sua evoluzione. Il medico documenta la volontà del minore e ne tiene conto.

 

Che ogni trattamento medico debba ancora essere praticato solo in seguito ad un consenso informato lo si evince anche da diverse norme nazionali (persino costituzionali) e da diverse norme internazionali ratificate e/o sottoscritte dal governo italiano. Un’ottima analisi riassuntiva la troviamo nella sentenza della Cassazione civile sez. III Data: 28 luglio 2011 Numero: n. 16543[7] di cui qui sotto viene riportata uno stralcio.

Di vero, ed in linea di principio, va ribadito il costante orientamento di questa Corte, in virtù del quale costituisce violazione del diritto inviolabile all’autodeterminazione (artt. 2, 3 e art. 32 Cost., comma 2) l’inadempimento da parte del sanitario dell’obbligo di richiedere il consenso informato al paziente nei casi previsti (S.U. n. 26972/08; Cass. n. 2847/10). Infatti, il diritto al consenso informato è un vero e proprio diritto della persona e trova fondamento in quelle norme costituzionali sopra richiamate, nell’art. 5 della Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, firmata ad Oviedo il 4 aprile 1997, ratificata dall’Italia con L. 28 marzo 2001, n. 145, nell’art. 3 della Carta di Nizza del 7 dicembre 2000 ed ora giuridificata, nella L. 21 ottobre 2005, n. 219, ‘art. 3 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati), nella L. 19 febbraio 2004, n. 40, art. 6 (Norme sulla procreazione medicalmente assistita), nella L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 33 (Istituzione del servizio sanitario nazionale), oltre che nell’art. 30 del Codice deontologico, ma che soprattutto trova fondamento nell’a priori della dignità di ogni essere umano, che ha trovato consacrazione anche a livello internazionale nell’art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione sulla biomedicina del 12 gennaio 1998 n. 168. Come argomenta il giudice delle leggi, in virtù di queste previsioni normative il consenso informato svolge la funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute, al punto che deve essere ritenuto un principio fondamentale in tema di tutela della salute (Corte cost. sent. n. 438, par. 4, in motivazione). In virtù del “diritto vivente”, in altri termini, così come costituito dalle statuizioni costituzionali e da questa Corte, nonché dall’osmosi tra attività interpretativa, da un lato, e norme interne ed internazionali, dall’altro, per gli interventi sanitari sul paziente emerge l’obbligo dello Stato e delle sue istituzioni, tra cui il giudice, a mantenere al centro la dimensione della persona umana nella sua concreta esistenzialità, in quanto connaturata da dignità, che presiede ai diritti fondamentali, senza la quale tali diritti potrebbero essere suscettibili di essere soggetti a limiti da svilire ogni loro incisività e che costituisce valore assiologico che informa l’ordinamento giuridico nella sua totalità e, quindi, a maggior ragione ogni norma ordinaria. Se, quindi, l’homo juridicus è ormai homo dignus, come, condividendo autorevole dottrina e prendendo spunto dalle varie disposizioni sui diritti umani, ha ritenuto questa Corte con sentenza n. 7237/11 (in motivazione) la giurisprudenza di cui alle sent. n. 3847/11; n. 9315/10; n. 21748/07 riceve un ulteriore rafforzamento per ipotesi del genere.

 

Andiamo adesso ad analizzare nello specifico la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina Legge 28 marzo 2001, n. 145, detta anche convenzione di Oviedo (del 4 aprile 1997), ratificata dal nostro Parlamento come Legge 28 marzo 2001, n. 145[8]

Capitolo II: Consenso

 Art. 5 Regola generale

Un intervento nel campo della salute può essere effettuato soltanto dopo che la persona interessata ha dato il suo consenso libero e informato.

Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi.

La persona interessata può, in qualsiasi momento, ritirare liberamente il proprio consenso.

 Art. 6 Protezione delle persone che non hanno la capacità di dare il loro consenso

(1) Sotto riserva degli articoli 17 e 20, un intervento può essere effettuato su una persona che non ha la capacità di dare il suo consenso soltanto per un diretto beneficio della stessa.

(2) Se, secondo la legge, un minore non ha la capacità di dare il suo consenso a un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge.

Il parere del minore è preso in considerazione come un fattore sempre più determinante in funzione della sua età e del suo grado di maturità.

(3) Se, secondo la legge, un maggiorenne, a causa di un handicap mentale, di una malattia o per un motivo simile, non ha la capacità di dare il suo consenso a un intervento, questo non può essere effettuato senza l’autorizzazione del suo rappresentante, di un’autorità o di una persona o di un organo designato dalla legge.

La persona interessata deve nei limiti del possibile essere associata alla procedura di autorizzazione.

(4) Il rappresentante, l’autorità, la persona o l’organo menzionati ai paragrafi 2 e 3 ricevono, alle stesse condizioni, l’informazione menzionata all’articolo 5.

(5) L’autorizzazione menzionata ai paragrafi 2 e 3 può, in qualsiasi momento, essere ritirata nell’interesse della persona interessata.

L’articolo 16 di tale convenzione, precisa che tale forma di consenso è indispensabile nel caso in cui un soggetto sia coinvolto in una ricerca.

In ultimo leggiamo l’articolo II-63 della CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA[9]

Articolo II-63: Diritto all’integrità della persona 1. Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. 2. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: a) il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge

Di fronte alle norme fin qui citate appare come l’obbligo vaccinale è un controsenso: da un lato occorre un consenso informato per l’esecuzione di un trattamento medico, dall’altro una persona che è contraria a tale trattamento non potrà mai firmare un consenso informato, a meno di non dichiarare il falso.

 

Veniamo adesso alla costituzionalità della imposizione dell’obbligo vaccinale, per mostrare come si fondi su un fondamentale frainteso, ovvero su una intenzionale confusione. L’obbligo infatti viene considerato costituzionale in quanto dalla sentenza della corte costituzionale solo se esistono misure di risarcimento dell’eventuale danno da vaccinazioni compensatorie e solo se la vaccinazione non solo migliora o preserva la salute del soggetto vaccinato, ma preservare la salute degli altri. Altro presupposto fondamentale è che la vaccinazione abbia solo conseguenze tollerabili per la loro temporaneità e scarsa entità. Vedi a proposito la sentenza n.307 anno 1990 della corte costituzionale[10].

Osserva peraltro il giudice a quo che l’art. 32 della Costituzione tutela la salute non solo come interesse della collettività, ma anche e soprattutto come diritto primario ed assoluto del singolo (Corte cost. n. 88/1979), e che siffatta tutela si realizza nella duplice direzione di apprestare misure di prevenzione e di assicurare cure gratuite agli indigenti, anche mediante intervento solidaristico (Corte cost. n. 202/1981). Laddove, quindi, manchino del tutto provvidenze del genere, né sia dato ricorrere a forme risarcitorie alternative, la garanzia costituzionale di tutela dell’integrità fisica della persona risulta vanificata. Ed in particolare ciò avviene nel caso in esame, nel quale tale fondamentale diritto dell’individuo può essere sacrificato in conseguenza dell’esercizio da parte dello Stato di attività legittima a favore della collettività (trattamento vaccinale obbligatorio), senza previsione di un compenso equivalente, od altro equipollente proporzionato al sacrificio eventualmente occorso al singolo nell’adempimento di un obbligo imposto nell’interesse della sanità pubblica. Al riguardo, infatti, nessuna previsione in tal senso è contenuta nella legge n. 51 del 1966. 2.- Non vi è stata costituzione di parti private né ha spiegato intervento il Presidente del Consiglio dei ministri.

Da ciò si desume che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale. Ma si desume soprattutto che un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiano normali di ogni intervento sanitario, e pertanto tollerabili.

Detto questo risulterebbe costituzionale l’obbligo vaccinale a norma della suprema corte costituzionale, che vigila sulla liceità delle leggi stesse, solo in quanto

  1. La vaccinazione migliora la salute del vaccinato e la preserva
  2. La vaccinazione preserva la salute delle altre persone della comunità in cui vive
  3. La vaccinazione ha generalmente effetti avversi tollerabili in quanto temporanei e di poca entità
  4. Esiste adeguata forma di compenso nei rari casi in cui il vaccino causa un danno rilevante.

Ma la Corte Costituzionale non ha fornito alcuna prova che le prime tre condizioni siano realmente realizzate, presupponendole sulla fiducia nella “medicina ortodossa”, ovvero confidando in un presupposto “sapere scientifico” senza punto chiedersi se esso corrisponde a un fatto reale o ad un pregiudizio contraddetto dalla realtà. E in realtà anche il quarto punto pone una serie di problemi quando si tende a non riconoscere il danno indotto da vaccino e addirittura si radia dall’ordine dei medici un dottore che assiste le famiglie dei danneggiati da vaccino nelle loro cause legali per il risarcimento.

Che la vaccinazione preservi lo stato di salute degli altri membri della comunità in cui vive il vaccinato è palesemente falso almeno per alcune vaccinazioni.

Innanzitutto prendiamo in considerazione il tetano, malattia non trasmissibile per contatto, dovuta al casuale contatto delle spore di un batterio con una ferita non accuratamente disinfettata. Trattasi di una malattia per la quale il vaccino non preserva assolutamente la salute delle altre persone, per la quale non si può mai e poi mai garantire con la vaccinazione di massa la difesa da un contagio. L’obbligo relativo a tale vaccinazione, ai sensi di quanto affermato dalla corte costituzionale, è da considerarsi un obbligo che è sempre stato incostituzionale.

Similmente l’epatite B, che si trasmette solo in seguito a contatti sessuali o scambio di sangue infetto (eventualmente contatto con siringhe e aghi infetti), è una malattia per la quale la vaccinazione di massa ha ben scarso rilievo sulla prevenzione.

Ma veniamo anche ad altre malattie per le quali la nuova legge prevede l’obbligo di vaccinazione, riferendo a tale scopo le parole del senatore Maurizio Romani (medico)[11].

Non tutti i vaccini raccomandati possono impedire la trasmissione della malattia o perché non sono progettati per prevenire la trasmissione di infezione (piuttosto, sono destinati a prevenire i sintomi della malattia) o perché sono per malattie non trasmissibili. Le persone che non hanno ricevuto i vaccini menzionati di seguito non costituiscono minacce più alte per il pubblico in generale rispetto a coloro che hanno ricevuto la vaccinazione.

Ora cercherò di spiegarvi in maniera scientifica il perché.

Partiamo dal vaccino del POLIOVIRUS inattivato, che non può impedire la trasmissione del poliovirus. Il poliovirus selvaggio è stato assente negli Stati Uniti per almeno due decenni. Anche se il poliovirus selvaggio dovesse essere reimportato in viaggio, il vaccino per la polio con IPV (cioè con il vaccino inattivato) non può pregiudicare la sicurezza degli spazi pubblici. L’eradicazione selvatica del poliovirus è attribuita all’uso di un vaccino diverso, che è l’OPV o vaccino per via orale del poliovirus. Nonostante sia in grado di prevenire la trasmissione selvatica di poliovirus, l’OPV è stato gradualmente eliminato e sostituito con l’IPV a causa di problemi di sicurezza. Mi scuso se sono troppo scientifico.

IL TETANO non è una malattia contagiosa, quindi la vaccinazione per il tetano (tramite il vaccino combinato DTaP) non può alterare la sicurezza degli spazi pubblici; esso è destinato a rendere solo una protezione personale.

Il vaccino toxoide della DIFTERITE, incluso anch’esso nel vaccino difterite-tetano-pertosse, non è stato progettato per prevenire la colonizzazione e la trasmissione di corynebacterium diphtheriae. La vaccinazione per la difterite non può alterare la sicurezza degli spazi pubblici; esso è previsto solo per la protezione personale.

Il vaccino per la PERTOSSE acellulare, che è l’elemento finale del vaccino combinato DTaP, ora in uso, ha sostituito il vaccino della pertosse della cellula intera alla fine degli anni Novanta. Un esperimento con l’infezione deliberata di pertosse nei primati ha rivelato che il vaccino non è in grado di prevenire la colonizzazione e la trasmissione di bordetella pertussis. La pertosse è una malattia respiratoria altamente contagiosa: i tassi di pertosse negli Stati Uniti sono aumentati e hanno raggiunto i 42.000 casi nel 2012. Sebbene la rinascita della pertosse non sia completamente compresa, ipotizziamo che i vaccini pertussici acellulari, contenuti nel vaccino trivalente, non riescono a prevenire la colonizzazione e la trasmissione. I babbuini vaccinati con tale vaccino sono stati protetti da gravi sintomi associati alla pertosse, ma non dalla colonizzazione e hanno subito trasmesso la bordetella pertussis a contatti non vaccinati. Per confronto, gli animali precedentemente infetti non sono stati colonizzati per infezione secondaria. Quindi, il controllo ottimale della pertosse richiederà lo sviluppo di vaccini migliorati. Facciamo pertanto la ricerca in questa direzione. Inoltre, la riunione del consiglio dei consiglieri scientifici del CDC del 2013 ha rilevato che le persone vaccinate per la pertosse hanno più probabilità di essere infetti e quindi contagiosi rispetto alle persone che non sono vaccinate.

Veniamo ai numerosi tipi di haemophilus influenzae.

Il vaccino HAEMOPHILUS influenzae B copre solo il tipo B. L’introduzione di questo vaccino ha inavvertitamente spostato la dominanza del ceppo verso altri tipi di haemophilus influenzae, cioè quelli che vanno dalla «a», alla «f». La popolazione generale è vulnerabile alla malattia invasiva più di quanto non fosse prima dell’inizio della campagna di vaccinazione per l’Hib. La discriminazione contro i bambini non vaccinati per Hib, quindi, non ha alcun senso scientifico nell’era della malattia haemophilus influenzae di tipo h.

Quanto all’EPATITE B, si tratta di un virus ematico che non si diffonde in ambiente comunitario, specialmente tra i bambini non impegnati in comportamenti a rischio, come la condivisione di aghi o il sesso. Quindi, i bambini vaccinati per l’epatite b non possono alterare in alcun modo significativo la sicurezza degli spazi pubblici. Inoltre, l’ammissione alla scuola non è proibita per i bambini portatori di epatite b cronica. Pertanto, vietare l’ammissione a scuola a coloro che sono semplicemente non vaccinati e non portatori di epatite b costituirebbe una discriminazione di tipo irragionevole e illogico.

Veniamo ora al MORBILLO. A tal proposito, cito l’articolo di Poland e Jacobson del 1994, in cui si sostiene che il mancato raggiungimento dell’obiettivo dell’eliminazione del morbillo è un paradosso apparente delle infezioni da morbillo nelle persone immuni. Il paradosso apparente è che quando i tassi di immunizzazione del morbillo aumentano ad alti livelli in una popolazione, il morbillo diventa una malattia di persone immunizzate. Ulteriori ricerche hanno determinato che dietro il paradosso del morbillo vi è una frazione della popolazione chiamata basso responder di vaccino. I pazienti con bassa risposta sono coloro che rispondono male alla prima dose del vaccino contro il morbillo. Questi individui montano una debole risposta immunitaria alla successiva vaccinazione e ritornano rapidamente alla piscina di suscettibili entro due-cinque anni, nonostante siano stati completamente vaccinati. La rivaccinazione non riesce a correggere una scarsa risposta, che sembra essere un tratto immunogenico. Gli studi sull’epidemia di morbillo in Québec, Canada e Cina attestano che persistono focolai di morbillo anche quando la conformità alle vaccinazioni è alla massima clausola, ossia 95-97 per cento, e persino al 99 per cento. Ciò è dovuto al fatto che anche nei pazienti con elevata risposta al vaccino gli anticorpi indotti dal vaccino sono diminuiti nel tempo.

È importante capire anche che lo stesso schema di vaccinazione uguale per tutti non solo non ha fondamento scientifico, ma confligge con la succitata sentenza della Corte Costituzionale. Se infatti un bambino a un anno viene ancora allattato dalla madre, e la madre ha gli anticorpi ad una qualsiasi malattia (in seguito al contagio precedente da parte della malattia stessa), il bambino viene protetto dagli anticorpi passati con il latte materno, e la vaccinazione ad una età inferiore (tipicamente 2/3 mesi) non ha alcun senso scientifico, non preserva la salute del vaccinato e men che mai preserva la salute degli altri membri della comunità. Similmente la vaccinazione a 2/3 mesi dalla nascita per un bambino nato prematuro, con un sistema immunitario ancora particolarmente fragile e immaturo è particolarmente pericolosa ma viene praticata ugualmente senza alcun rinvio nel tempo; secondo i dati dell’AIFA negli ultimi anni ci sono stati 5 casi di morte dopo la vaccinazione in bambini prematuri. In tal caso la vaccinazione secondo lo schema usuale è incostituzionale in quanto ha effetti avversi non tollerabili, non temporanei e di gravissima entità.

La vaccinazione secondo il calendario normalmente utilizzato per le vaccinazioni di massa non è costituzionale per quanto riguarda l’epatite B o il tetano, in quanto a 3 mesi di vita è praticamente impossibile contrarre il tetano ed anche l’epatite (a meno che il soggetto abbia delle condizioni di salute che comportino la necessità di trasfusione di sangue o di emoderivati) e quindi una vaccinazione a quell’età non corrisponde alle condizioni indicate dalla suddetta sentenza della Corte Costituzionale.

Adesso veniamo ad analizzare il fatto che la vaccinazione migliori lo stato di salute e preservi lo stato di salute della persona vaccinata e mostriamo che non ci sono (allo stato attuale) prove scientifiche a sostegno di una simile affermazione (ed esistono prove che negano tale affermazione). Per provare ciò infatti servirebbero due cose che non sono attualmente previste: un preciso controllo dello stato di salute dei bambini prima della vaccinazione ed un sistema di monitoraggio dei bambini vaccinati. Non è abitudine del sistema sanitario italiano quello di intraprendere un preciso ed approfondito monitoraggio delle condizioni di salute prima della vaccinazione, non si usano fare delle analisi prima della vaccinazione, nemmeno per indagare sulla presenza di eventuali problematiche che potrebbero rendere più rischiosa la vaccinazione di alcuni soggetti. Di fatto si pratica una vaccinazione di massa indiscriminata e non ci si chiede mai se per il singolo soggetto tale vaccinazione può essere causa di preoccupazione, se viene fatta nel momento appropriato allo sviluppo del singolo bambino. Inoltre esiste solo un sistema di monitoraggio passivo: se si verifica qualche danno causato dal vaccino deve essere il genitore ad accorgersene, ma come fa ad accorgersene un genitore con scarsa preparazione medico-farmacologica, come può accorgersene un genitore se non viene generalmente informato dettagliatamente di quali sono le possibili reazioni avverse ai vaccini? Per potere affermare che la vaccinazione migliori lo stato di salute e preservi lo stato di salute della persona vaccinata servirebbe una precisa analisi statistica su un alto numero di soggetti, che confronti le condizioni di salute dei bambini prima e dopo la vaccinazione, identificando tutti i possibili effetti avversi, ma il sistema sanitario non ha mai espletato un simile compito, con la conseguenza di una notevole sottostima degli effetti avversi stessi. Il sistema sanitario nazionale si è invece limitato a prendere per buoni i dati di alcuni studi sugli effetti avversi compiuti dalle aziende produttrici dei vaccini stessi, che in un sistema statale ideale verrebbero presi “cum grano salis” per via degli evidenti conflitti di interesse. Tutto ciò dimostra che le leggi sull’obbligo vaccinale non possano essere considerate costituzionali allo stato attuale dei fatti.

Che poi la vaccinazione possa peggiorare lo stato di salute dei vaccinati è mostrato da centinaia e centinaia di articoli scientifici, così come ci sono numerosi lavori scientifici che mostrano come gli effetti collaterali dei vaccini possano essere gravi e permanenti invece che temporanei e di scarsa entità, ed anche questo dato di fatto mostra come le leggi sull’obbligo vaccinale non possano essere considerate costituzionali allo stato attuale dei fatti.

L’articolo Vaccinations may induce diabetes-related autoantibodies in one-year-old children[12] per esempio, mostra per l’appunto che le vaccinazioni possono indurre auto-anticorpi correlati al diabete nei bambini di un anno, predisponendoli allo sviluppo del diabete di tipo 1, una malattia che non si può certo considerare né lieve né temporanea.

L’articolo Environmental factors in the development of autism spectrum disorders[13] ci informa che una estesa ricerca  nella letteratura scientifica sui fattori ambientali associati con lo sviluppo dei disturbi dello spettro autistico permette di identificare fra gli altri i metalli pesanti ed in particolare l’alluminio usato nei vaccini come adiuvante, e ancora una volta l’autismo è un problema che non si può certo considerare né lieve né temporaneo (sebbene esistano dei protocolli di cura che, se applicati con grande dedizione,  permettono di ottenere dei buoni risultati).

L’articolo A positive association found between autism prevalence and childhood vaccination uptake across the U.S. population[14] riferisce per l’appunto di una correlazione positiva tra la prevalenza dell’autismo e le dosi di vaccino ricevute nella popolazione degli Stati Uniti, il che significa che maggiore è il num,ero delle dosi di vaccino ricevuto e maggiore è la probabilità di sviluppare l’autismo.

L’articolo Adverse events following immunization with vaccines containing adjuvants[15] ci informa che le persone con precedenti patologie autoimmuni possono subire una riattivazione della stessa e conclude che i vaccini contenenti adiuvanti possono essere associati con un aumentato rischio di effetti avversi di tipo autoimmune e/o infiammatorio, e dal momento che gli adiuvanti sono presenti in tutti i vaccini presenti sul mercato mondiale con una sola eccezione, dal momento che le malattie autoimmuni sono generalmente gravi, a volte mortali, difficilmente reversibili, e quindi si tratta di danni tutt’altro che lievi e temporanei, le leggi sull’obbligo vaccinale non possano essere considerate costituzionali allo stato attuale dei fatti.

In realtà sono stati qui presentati solo 4 esempi da una mole enorme di lavori scientifici. Il libro Miller’s Review of Critical Vaccine Studies: 400 Important Scientific Papers Summarized for Parents and Researchers di Neil Z. Miller (2016) per esempio ne raccoglie 400, e altre centinaia le troviamo nel libro Vaccinazioni tra scienza e propaganda. Elementi critici di riflessione di Claudia Benatti e Franco Ambrosi (Il Leone Verde, 2006). Come afferma il senatore Maurizio Romani (medico) [16].

 (…) Infine la trasformazione delle vaccinazioni facoltative in obbligatorie costringerà a sottoporre i bambini ad una dose massiccia di vaccini, senza alcuna possibilità di una diagnostica prevaccinale, con conseguente incremento delle reazioni avverse che, secondo l’AIFA, solo nel 2013, per l’esavalente sono stati 1.343 di cui 141 gravi.

È utile rammentare che le reazioni avverse ai farmaci (non solo ai vaccini) sono state indicate nel 2008 come la quinta maggiore causa di mortalità ospedaliera in Europa. 

Resta l’impossibilità, poi, di ricorrere a vaccini in forma singola e l’indisponibilità sul mercato dell’antidifterico se non abbinato ad altri vaccini. Su «PubMed», alla voce «tossicità da vaccini», «effetti nocivi dei vaccini» o «effetti collaterali dei vaccini» otteniamo, rispettivamente, oltre 5.000, oltre 30.000 e oltre 33.000 articoli scientifici.

E se in qualche modo potessimo pensare che le vecchie norme fossero ancora costituzionali, il portare le vaccinazioni obbligatorie da 4 a 10 aumenta in proporzione il rischio di danno, rendendo ancora più problematico il considerare costituzionale l’attuale obbligo.

  Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’esistenza di un’adeguata forma di compenso per i danneggiati da vaccino c’è un grosso problema collegato con quanto sopra precisato: la sorveglianza è passiva e non attiva e molti genitori non hanno i mezzi per riconoscere un danno alla salute come possibile danno vaccinale. Se il soggetto colpito e i suoi familiari non vengono a conoscenza della possibilità di correlazione tra una malattia e le vaccinazioni effettuate, ogni legge che garantisce il risarcimento diventa di per sé inefficace perché c’è un grosso problema a monte. Inoltre con l’aumentare delle vaccinazioni obbligatorie dovrebbero aumentare parimenti i fondi a disposizione per i risarcimenti, e tale aumento pone dei problemi riguardo alla mancata previsione della copertura finanziaria, in relazione all’ articolo 81, 3°comma, della Costituzione.

 

[1] Vedi ad esempio http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf;jsessionid=OGkFTozOpJbpX-9IJIdnCw__.sgc4-prd-sal?anno=2017&codLeg=60282&parte=1%20&serie=null&fref=gc.

[2] Da notare che non si impugna la circolare in sé stessa, ma il provvedimento della pubblica amministrazione che, basandosi sulla circolare nega un diritto concesso dalla norma.

[3] http://www.rivistadirittotributario.it/wp-content/uploads/2017/03/GF_Cass_2017_6185.pdf.

[4] http://www.treccani.it/vocabolario/consenso/.

[5] https://portale.fnomceo.it/fnomceo/downloadFile.dwn?id=156689&version=5.

[6] http://www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_-_Product_Information/human/000296/WC500032505.pdf.

[7] http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/CCC_16543-11.pdf oppure

https://www.personaedanno.it/dA/1117c54c4c/allegato/AA_021711_resource1_orig.pdf.

[8] http://www.parlamento.it/parlam/leggi/01145l.htm , http://www.iss.it/binary/coet/cont/ConvenzioneOviedo.pdf.

[9] http://www.giurcost.org/fonti/CdfUE.pdf.

[10] http://www.giurcost.org/decisioni/1990/0307s-90.html.

[11] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=01035891&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_sdddddl2856pv-trattazione_dg-intervento_romanimauriziomistoidv&parse=si.

[12] Pubblicato su Annals of the New York Academy of Science 2003 Nov;1005:404-8, autori Wahlberg J, Fredriksson J, Vaarala O, Ludvigsson J; Abis Study Group; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14679101.

[13] Pubblicato su Environment International 2016 Mar;88:288-298, autori Sealey LA, Hughes BW, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26826339.

[14] Pubblicato su Journal of Toxicology and Environmental Health A 2011;74(14):903-1, autore Delong G;  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21623535.

[15] Pubblicato su Immunological Research 2013 Jul;56(2-3):299-303, autori Cerpa-Cruz S, Paredes-Casillas P, et al.; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23576057.

[16] http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=01035891&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_sdddddl2856pv-trattazione_dg-intervento_romanimauriziomistoidv&parse=si.

 

 

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