In seguito all’accalorata lettera inviata al Ministro Lorenzin, dove si faceva appello al buon senso, abbiamo deciso di intervistare in esclusiva il Ricercatore Perrino.

Abbiamo chiesto al Professore del CNR ulteriori chiarimenti sulla “questione vaccini” e abbiamo posto 3 domande.

1 Sappiamo che molti vaccini vengono testati su pelle di maiale alimentato con OGM. Quali possono essere secondo lei i rischi di ciò? È possibile che alcune sostanze legate ai loro alimenti, possano trasferirsi successivamente nei vaccini?
Perrino: Il DNA transgenico presente nei mangimi per animali viene assorbito e passa in circolazione negli animali che se ne cibano. Gli effetti negativi sono stati rilevati da numerosi ricercatori di chiara fama, anche se spesso contestati da personaggi con chiari conflitti di interesse nei confronti degli OGM. In breve, può accadere che tutto o parte del DNA transgenico passi nel microbiota (microrganismi intestinali) dell’animale e quindi modificare il suo microbioma (genoma dei microrganismi intestinali). È noto che quest’ultimo può interagire con il genoma dell’animale, in senso positivo o negativo. La sperimentazione con cibi tradizionali e transgenici ha dimostrato che con questi ultimi prevalgono le interazioni negative. Le patologie che l’animale sviluppa sono diverse in funzione di diversi fattori ambientali e genetici. A latere, si può verificare il trasferimento della resistenza agli antibiotici (presente nel DNA transgenico) al microbiota patogeno eventualmente presente nell’intestino, con conseguenze nefaste per l’animale, incluso l’uomo, che è stato alimentato con cibo transgeniico. Ciò premesso, non possiamo escludere che il DNA transgenico , tutto o in parte, possa passare nei vaccini testati sulla pelle degli animali alimentati con cibi transgenici. Se si dovesse verificare un evento del genere, la pericolosità del DNA transgenico presente nei vaccini è maggiore di quella di quello presente nel cibo, perché nel primo caso il DNA transgenico viene somministrato direttamente nel sangue (ciò è vero per molti vaccini), mentre nel secondo esso deve superare diverse barriere naturali che il corpo umano ha sviluppato nel corso della sua evoluzione.

2 A suo parere come potrebbe venirci in aiuto la natura, l’uso delle piante, in una sorta di profilassi prevaccinale o post inoculazione?
Perrino: Di natura c’è quella genetica e quella ambientale, ma non c’è un determinismo genetico e un determinismo ambientale. Non c’è dualismo genetico e ambientale, perché le due componenti interagiscono tra loro per mostrarci quello che noi vediamo. È vero non siamo fatti di geni ma di interazioni tra geni e fattori ambientali, tra cui quello di cui ci alimentiamo, beviamo, respiriamo e osserviamo o sentiamo attraverso i nostri sensi. Nel corso della sua evoluzione l’uomo ha sviluppato un sistema immunitario che lo difende dai patogeni. La condicio sine qua non è che il suo corpo sia nutrito adeguatamente, la sua anima sia felice e abbia lo spirito e la volontà di continuare a vivere. Lo sapevamo già, ma gli studi sul genoma umano lo hanno confermato. L’ambiente in tutte le sue sfaccettature è importante tanto quanto se non di più della genetica. In breve, ciò significa che nell’ambiente ci sono tutte le risorse per rinforzare le nostre difese contro i nostri nemici, inclusi i patogeni. Lo stile di vita, l’alimentazione e le condizioni igieniche sono tutto quanto ci serve per immunizzarci, sin da quando siamo concepiti (inclusa la concezione dei nostri genitori e dei nostri trisavoli), per tutta la vita e trasferire detta immunità per i primi mesi e anni di vita ai nostri discendenti. Le malattie esantematiche servono a regalarci l’immunità a vita, quello che non potranno mai fare le vaccinazioni di massa artificiali. Ciò è ancora più vero con i vaccini moderni che sono ormai in molti a definire sporchi, perché contengono elementi tossici e la cosa più strana è che spesso non si capisce perché li sporcano. Gli studi recenti sull’alimentazione confermano che ridurre o evitare del tutto i prodotti animali (carne, pesce, latte vaccino in particolare e derivati, come mozzarelle e formaggi vari) migliora o rende più forti le nostre difese immunitarie. I vegetali che ci piacciono di più sia come alimenti sia come condimenti e sia per odorarli e ammirali ci possono aiutare a vivere meglio, perché in qualche modo rinforzano il nostro sistema immunitario. Chi studia immunologia queste cose le sa o dovrebbe saperle, ma soprattutto dovrebbe sapere che sappiamo ancora molto poco su come è veramente fatto e su come funziona. Una ragione in più per non interferire con le vaccinazioni artificiali. A tal proposito, è doveroso ricordare che è stato il miglioramento delle condizioni igieniche a salvare l’umanità dalle epidemie delle malattie infettive e non le vaccinazioni di massa.
3 A suo avviso perché molti prodotti erboristici e fitocomplessi che agiscono secondo natura, vengono ritirati dalla vendita da banco con l’intenzione di salvaguardare lo sprovveduto consumatore. Secondo lei è proprio così oppure qualcuno teme una concorrenza che potrebbe ledere i suoi profitti?

Perrino: Se uno ha capito e creduto nelle risposte date alle prime due domande, dovrebbe essere in grado di intuire qual è la risposta a questa terza domanda. L’interesse delle case farmaceutiche e più in generale delle multinazionali non è la nostra salute, ma i loro affari. Ci riescono corrompendo chi per legge dovrebbe invece proteggerci. Ci sono esempi di corruzione a tutti livelli, nessuno escluso, proprio nessuno. Lo si capisce subito dando uno sguardo alle leggi, normative e direttive europee che sono in contraddizione tra loro. Da un lato ci sono direttive a favore della conservazione della biodiversità e dall’altro ci sono direttive che ne impediscono l’applicazione. È come se il cervello destro non dialogasse con quello sinistro. Come se il DNA non dialogasse con l’ambiente. Nella mia vita di ricercatore ho raccolto semi di antiche varietà di piante coltivate e selvatiche in diverse parti del mono per conservarle e salvarle dal rischio di estinzione e per usarle in agricoltura. Ho fatto quello che gli studiosi e gli organismi internazionali, come la FAO, raccomandavano negli anni Sessanta e Settanta. Oggi, invece, quei semi e quelle piante non possono essere riprodotte e commercializzate, perché sarebbero in competizione con le piante transgeniche delle multinazionali. È di solare evidenza che non si vuole che l’uomo usi le risorse naturali per guarirsi o per fare prevenzione, perché ciò comporta una riduzione di affari per le cause farmaceutiche. Sfortunatamente per loro la letteratura che indica le piante più adatte per curarsi e fare prevenzione per evitare determinate patologie è in continua crescita.
Conclusioni. Per vivere meglio lasciamo dialogare il nostro DNA con l’ambiente e quando non funziona cerchiamo di capire dove stiamo sbagliando, cambiando quello che c’è da cambiare, ma senza forzature, sia sulla genetica sia sull’ambiente. Tutte le forzature, prima o dopo ci creeranno problemi, se non a noi alle generazioni future.

 

Prof. Pietro Perrino
C.N.R. Research Manager
M.Sc. in Conservation and utilization of Plant Genetic Resources
Former Director of the C.N.R. Germplasm Institute, Bari, Italy

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