È il 22 di luglio. Mi sveglio prima del solito e con inaspettata facilità, nonostante sia sabato, giorno di riposo! Un attimo dopo aver aperto gli occhi realizzo che ho un leggero batticuore. Oramai lo riconosco: è quella sensazione di emozione mista a tensione che introduce una grande giornata, una giornata di manifestazione contro l’obbligo vaccinale. Con oggi raggiungo le 4 manifestazioni al mio attivo, ma oggi ho un motivo in più per essere emozionata: mia figlia e mia madre verranno con me! Tre generazioni di donne coinvolte nella stessa lotta per la libertà. Mia figlia è già stata con me a Pesaro e si è divertita. Mia madre, combattiva per sua natura e 18enne all’epoca delle grandi lotte del 68, non ha mai partecipato ad una manifestazione in vita sua. Ci volevo io a portarla in piazza!! Le ho assicurato che non se ne sarebbe pentita, so che sarà così. Le ore passano e le mie aspettative aumentano, mentre mi aggiorno sui vari gruppi fb di cui faccio parte. Entusiasmo ed emozione arrivano a piccole ondate. Ricevo svariati messaggi di persone che oggi dovrei incontrare: sembra che si stia andando ad una festa e si voglia essere certi della buona riuscita. Tutto questo lascia presumere un’ottima affluenza, speriamo!

Finalmente l’ora X arriva. Prendiamo la metro e già a poche fermate dalla destinazione comincio a notare le prime magliette bianche e arancioni. Ci si guarda di soppiatto, cercando un dettaglio che ci faccia riconoscere come appartenenti alla stessa squadra, poi mia figlia inaspettatamente comincia a cantare l’inconfondibile slogan: “li-ber-tà” al ritmo scandito dalle sue piccole manine. Un moto di commozione mi invade: dalla giornata di Pesaro, 8 luglio, non aveva avuto altre occasioni per cantare o sentire questo slogan, eppure oggi, forse vedendo tutte queste maglie arancioni, lo ripropone con entusiasmo!! Rido contenta, non senza notare intorno a me sorrisi compiaciuti e divertiti. È la conferma che stiamo tutti andando in Piazza Cairoli! Non appena emergiamo in superficie tiro un sospiro di sollievo… siamo già tantissimi: ci sono famiglie con bambini di varie età, nonni, mamme e papà con cartelli, striscioni e bandiere, altoparlanti, megafoni, trombe, trombette, sonagli e tamburelli, e poi tanti, tanti, tanti palloncini colorati per i piccoli partecipanti. C’è molta confusione, ma si avverte un’allegria contagiosa. Siamo qui perché tutti preoccupati per le sorti dei nostri figli e dei bambini che nasceranno da oggi in poi, eppure i visi sono sorridenti, la gente si abbraccia e si sente carica positiva nell’aria. Una cosa che amo di queste manifestazioni è l’atmosfera di solidarietà e di calore che si avverte tra le persone. Molti, io per prima, sfruttano queste occasioni per conoscere, fisicamente, persone con le quali da settimane oramai conversano e si confrontano via web: ci si cerca avendo solo pochi indizi l’uno dell’altro, ci si individua e quando ci si ri-conosce ci si abbraccia come vecchi amici che non si vedono da tanto tempo. È una sensazione bellissima, che ci fa sentire vicini pur essendo lontani, che ci fa sentire connessi a migliaia di altre persone. Questa sensazione permane e si amplifica poi nel corso della manifestazione stessa. Anche oggi, a Milano, è successo lo stesso: energia pura che attraversa l’intero corteo quando tutti, all’unisono, cantano gli stessi slogan. Anche oggi, a Milano, sotto un sole cocente, in una giornata ideale per una gita al mare, intere famiglie hanno voluto stare insieme per mostrare il loro dissenso e farsi forza gli uni con gli altri, per ascoltare in commosso silenzio le testimonianze dei genitori di bambini danneggiati. Siamo tantissimi, sempre di più, evidentemente diversi tra di noi, con stili di vita e appartenenze politiche differenti, eppure siamo uniti per raggiungere lo stesso obiettivo. Ci si parla come se ci si conoscesse da sempre. Condividiamo le stesse motivazioni, abbiamo le stesse argomentazioni, a cui ognuno di noi è arrivato personalmente, attraverso la propria personale storia. Siamo parte di qualcosa di grandioso e ne ho conferma quando, di nuovo in metro sulla via del rientro, incontriamo una famiglia che è indubbiamente stata in manifestazione come noi. Le nostre figlie si mettono a giocare insieme con naturalezza, e al momento di separarci con altrettanta naturalezza ci salutiamo con un: “Arrivederci alla prossima manifestazione!”.

Tutti noi sappiamo che la lotta sarà dura e lunga, ma è sempre più evidente che non ci arrenderemo. La nostra forza è il fatto che siamo dalla parte della verità. Abbiamo alzato la testa e ora non la abbasseremo più. Beatrice, un solo merito ti riconosciamo: quello di averci dato l’occasione di ritrovare noi stessi. L’Italia, quella bella e sana, siamo noi.

1 commento

  1. Spesso la parte combattiva dall’essere umano si manifesta maggiormente quando valori, affetti, libertà e capacità di scelta vengono messe in discussione; allora sì che comincia a combattere seriamente , serenamente ma con caparbietà manifestando quella tenera aggressività atta a difendere ciò che di più caro ha: i figli. Ora sono i vaccini ma poi potrebbe essere la scuola, l’alimentazione! Tutto ciò per permettere a figli o nipoti una crescita sia fisica che psicologica sana impostata su valori ormai quasi in via di estinzione, purtroppo! Grazie per darci la possibilità di conoscere, esprimere e condividere scelte importanti.

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