IL VALORE DEL CONTATTO FISICO

Il contatto fisico riveste un ruolo primario nella vita sociale; alla nascita è il

senso più sviluppato e contribuisce in maniera determinante all’evoluzione

del pensiero, del cervello e allo sviluppo dei legami interpersonali; nel primo

anno di vita la sua presenza o la sua assenza giocano un ruolo chiave per

imparare a comunicare; inoltre, la frequenza con cui si è tenuti in braccio,

coccolati, accarezzati dopo la nascita consente al neonato di sviluppare il

senso dello spazio e del tempo, proprio in conseguenza delle ripetute

separazioni e contatti con chi si prende cura di lui.

Il contatto, sottolinea lo psicologo americano Stephen Thayer non solo è la

forma di comunicazione più primitiva, ma anche la più intensa e

immediata; dall’altro lato, è anche il modo di comunicare in cui siamo più

cauti, timidi e circospetti e dove abbiamo più pudori, ipocrisie e ritrosie.

Già Sigmund Freud aveva intuito il valore del contatto; in “Inibizione,

sintomo e angoscia” scrive infatti: “ […] il toccare, il contatto corporeo

rappresenta la meta immediata sia dell’investimento oggettuale aggressivo,

sia di quello amoroso. L’Eros vuole il contatto poiché tende all’unione,

all’abolizione delle barriere spaziali tra l’Io e l’oggetto amato. Ma anche la

distruzione […] presuppone necessariamente il contatto corporeo, la

manualità.

Un tempo si pensava che il toccare fosse in grado di trasmettere solo un

atteggiamento positivo o negativo; ora, grazie agli studi degli psicologi

Matthew J. Hertenstein, Dacher Keltner e di altri studiosi della DePauw

University è stato accertato che il modo di toccare esprime emozioni ben

precise come rabbia, paura, amore, disgusto o simpatia.

Toccare è senza dubbio l’aspetto non verbale più universale nelle interazioni

interpersonale; anche la reazione al contatto dipende da come, quando e

dove uno venga toccato; inoltre, ci sono molto differenze culturali al

riguardo.

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Nella cultura occidentale, uomini e donne toccano in modo diversi: il “sesso

forte” tende ad usare forme più formali di contatto come la stretta di mano o

una pacca sulla spalla; invece “il sesso debole” nel modo di toccare

trasmette messaggi affettivi o di conforto. Ma si tratta spesso di ruoli

irrigiditi dall’educazione.

I modi di toccare sono diversi; possiamo farlo con la mano, con le braccia, la

bocca, le gambe, le ginocchia, i piedi o con il corpo intero; se fatto con le

mani possiamo accarezzare, lisciare, massaggiare, pizzicare, stringere,

spingere, ecc.

Certe parti del corpo (le mani, le braccia e le spalle) possono essere toccate

sia da conoscenti che da estranei senza che questo venga vissuto in modo

sgradevole o invadente; per contro la testa, il collo, il tronco, le gambe e i

piedi sono tipicamente delle zone tabù. Solo partner o genitori hanno libero

accesso al corpo rispettivamente del partner e del bambino.

Ci sono, inoltre, regioni del corpo che sono toccate dal padre, altre dalla

madre e altre ancora da amici dello stesso sesso o del sesso opposto.

Naturalmente, oltre che toccare gli altri possiamo accarezzare, stringere o

manipolare parti del nostro corpo: spesso queste forme di autocontatto si

osservano quando siamo a disagio, giù di corda o ci sentiamo confusi e

incerti sul da farsi in una data situazione; in questi casi, possiamo

accarezzare ripetutamente una parte del corpo, girare nervosamente un

anello sul dito, stropicciarci le dita e così via.

L’antropologo Michael Argyle nel libro “Il Corpo e il suo Linguaggio” afferma

che “il toccare sembra avere un significato originario di accresciuta

intimità, ed esso provoca un incremento dell’eccitazione emotiva”; con

queste parole ricalca in parte un’osservazione di Freud, il quale ne “Il motto

di spirito e le sue relazioni con l’Inconscio” scrive che il toccamento è “fonte

di piacere da un lato e [….] afflusso di nuovo eccitamento dall’altro”.

Numerose ricerche in effetti hanno provato questo effetto stimolante del

contatto fisico; si constatato ad esempio, che essere sfiorati da un

commesso di un supermercato che attira la nostra attenzione su un prodotto

in offerta o ci propone una degustazione rende molto più probabile che lo si

assecondi o che le cameriere che, nel portare il conto, tocchino la mano del

cliente ricevono più mance e più sostanziose.

Dall’altro lato il contatto può essere anche molto rassicurante e avere un

effetto calmante.

In una ricerca è stato esaminato come reagisce il cervello quando qualcuno

ci tiene per mano in condizioni di tensione. L’esperimento condotto alla

University of Virginia negli Stati Uniti, consisteva nel monitoraggio del

cervello delle partecipanti femminili quando venivano sottoposte ad una

Prof. Guerzoni Tiziano

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